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Cambiamento climatico e Brettanomyces nel vino: nuove sfide per il controllo microbiologico
Il cambiamento climatico sta trasformando le condizioni di coltivazione delle uve e di produzione del vino. L’aumento delle temperature, l’anticipo delle fasi fenologiche e le modifiche nei processi di maturazione influenzano la composizione delle uve e, di conseguenza, le caratteristiche di mosti e vini.
Gli effetti non si limitano agli aspetti qualitativi e sensoriali del prodotto finale. Le nuove condizioni climatiche possono infatti incidere anche sugli equilibri microbiologici della vinificazione, rendendo ancora più importante il controllo dei microrganismi alterativi.
Tra questi, Brettanomyces bruxellensis è considerato uno dei contaminanti di maggiore interesse per il settore enologico. La sua presenza può portare alla formazione di fenoli volatili responsabili di alterazioni aromatiche che compromettono la qualità del vino.
Sebbene non esistano evidenze che colleghino direttamente il cambiamento climatico a un aumento delle contaminazioni da Brettanomyces, diversi fattori influenzati dal clima possono incidere sulla stabilità microbiologica del vino. Temperatura, composizione della matrice e condizioni di conservazione sono infatti elementi in grado di condizionare crescita e attività di questo lievito.
Come il cambiamento climatico può influenzare uva e vino
La relazione tra cambiamento climatico e produzione vitivinicola è complessa e dipende da numerosi fattori, tra cui area geografica, varietà coltivate e pratiche agronomiche ed enologiche adottate.
La review Climate change associated effects on grape and wine quality and production evidenzia come l’aumento delle temperature possa modificare i processi di maturazione e la composizione delle uve, creando nuove criticità nella gestione della qualità del vino.
A questa prospettiva si aggiunge il lavoro Chemical hazards in grapes and wine, climate change and challenges to face , che analizza le possibili conseguenze delle variazioni climatiche sui rischi associati alla produzione enologica, comprese alcune problematiche legate alla contaminazione microbica.
Questi studi delineano il quadro generale entro cui interpretare gli effetti del cambiamento climatico nel settore vitivinicolo. Tuttavia, non dimostrano un rapporto diretto tra clima e aumento delle contaminazioni da Brettanomyces. Per comprenderne l’eventuale impatto è quindi necessario valutare i fattori che regolano la crescita e l’attività del lievito.
Brettanomyces bruxellensis: perché rappresenta una criticità
Brettanomyces bruxellensis è uno dei principali lieviti alterativi del vino per la sua capacità di produrre composti come 4-etilfenolo e 4-etilguaiacolo, responsabili dei cosiddetti “sentori Brett”.
Oltre ai fenoli volatili, il microrganismo può generare altri metaboliti in grado di modificare il profilo sensoriale del prodotto.
L’impatto della contaminazione non è però sempre uguale. Studi condotti su vini rossi hanno evidenziato che il comportamento del lievito può variare in funzione del ceppo coinvolto, del pH, del contenuto zuccherino e del momento in cui si verifica la contaminazione durante il processo produttivo.
Per questo motivo, la semplice rilevazione della sua presenza non è sufficiente a definire il rischio reale. È necessario interpretare il dato microbiologico nel contesto delle specifiche condizioni enologiche.
Temperatura e Brettanomyces: un fattore da monitorare
Tra le variabili che possono influenzare il comportamento di B. bruxellensis, la temperatura merita particolare attenzione. Studi sperimentali hanno infatti dimostrato che il lievito è in grado di crescere e produrre fenoli volatili in un ampio intervallo di temperature compatibili con le condizioni di vinificazione e affinamento (https://www.ajevonline.org/content/71/1/1). Osservazioni condotte durante l’affinamento hanno inoltre evidenziato come aumenti della temperatura del vino possano accelerare lo sviluppo del microrganismo e favorire una comparsa più rapida delle alterazioni aromatiche associate ai “sentori Brett”. Per questo motivo, il controllo delle temperature di conservazione e affinamento rappresenta un elemento importante nella prevenzione del rischio microbiologico.
Un equilibrio determinato da più fattori
La crescita del lievito e la produzione di metaboliti alteranti dipendono dall’interazione di diversi parametri chimico-fisici. Studi sperimentali hanno analizzato, ad esempio, gli effetti combinati di etanolo, anidride solforosa e temperatura di conservazione, evidenziando come questi elementi possano influenzarsi reciprocamente.
Anche il contenuto di zuccheri residui svolge un ruolo importante. In alcuni vini rossi, livelli crescenti di glucosio sono risultati associati a un aumento della biomassa microbica in specifiche condizioni di etanolo e solfiti.
L’anidride solforosa, al contrario, ha mostrato un effetto inibitorio significativo sia sulla crescita del lievito sia sulla produzione di 4-etilfenolo.
Di conseguenza, il rischio microbiologico deve essere valutato considerando l’insieme delle variabili coinvolte: temperatura, pH, alcol, zuccheri residui, concentrazione di SO₂, condizioni di affinamento e caratteristiche del ceppo contaminante.
In questa prospettiva, il cambiamento climatico non va considerato una causa diretta delle contaminazioni, ma un elemento che può modificare le condizioni favorevoli allo sviluppo del lievito e incidere sulla gestione del rischio enologico.
Perché la rilevazione precoce è fondamentale
La capacità di B. bruxellensis di produrre fenoli volatili rende particolarmente importante individuare la contaminazione prima che si traduca in un difetto sensoriale evidente.
In questo contesto, le tecniche molecolari basate sulla Real-Time PCR rappresentano uno strumento particolarmente efficace: la possibilità di ottenere risultati in tempi molto più brevi rispetto ai metodi microbiologici tradizionali consente infatti di supportare decisioni tempestive e interventi mirati lungo il processo produttivo.
Controllo di Brettanomyces nel vino: rapido e accurato con la Real-Time PCR
L’analisi mediante Real-Time PCR offre un approccio rapido, specifico e quantitativo per il monitoraggio del microrganismo. Con i kit della linea GEN-IAL®, è possibile ottenere risultati in circa 2 ore, fornendo informazioni utili per la gestione delle diverse fasi produttive e dell’affinamento.
La disponibilità di un dato quantitativo permette inoltre di seguire l’evoluzione della popolazione microbica e di integrare i risultati analitici con gli altri parametri utilizzati nel controllo enologico.
In un contesto caratterizzato da condizioni climatiche e produttive sempre più variabili, il monitoraggio precoce rappresenta uno strumento strategico per passare da una gestione reattiva a un approccio realmente preventivo. Individuare tempestivamente B. bruxellensis consente infatti di intervenire prima che si manifestino alterazioni sensoriali significative, contribuendo a preservare la qualità e la stabilità del vino lungo l’intero processo produttivo.
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