In Residui

Le api sono molto importanti per gli esseri umani: questi piccoli animali non solo producono delizioso miele, ma impollinano anche le nostre piante da raccolto e garantiscono così la nostra produzione alimentare. Tuttavia, anche le api possono ammalarsi e devono essere trattate con farmaci. Questo non è senza conseguenze.

Le malattie delle api sono una preoccupazione importante non solo per gli apicoltori, ma anche per l’intera agricoltura. Una delle più devastanti malattie delle api da miele è la peste americana (ABF, American foulbrood), un’infezione batterica che attacca le larve delle api e decompone la loro struttura corporea fino a quando rimane solo un muco viscoso. Le api adulte non sono colpite; tuttavia, l’infezione che si diffonde rapidamente porta spesso al crollo dell’intera colonia d’api. Per combattere in modo sostenibile la malattia, le api vengono solitamente uccise e l’intero alveare è bruciato. È anche possibile trattare le api con antibiotici. Tuttavia, questo metodo ha due svantaggi: da un lato, gli antibiotici uccidono i batteri solo nella loro fase di crescita attiva, mentre le cosiddette endospore possono sopravvivere per decenni e fare in modo che la malattia si ripresenti di nuovo. D’altra parte, il trattamento dell’orticaria con antibiotici può portare a residui di inibitori che hanno proprietà cancerogene, tossiche o allergiche e rappresentano un rischio per la salute.

L’uso di antibiotici in apicoltura è legale?

Nell’Unione Europea, il trattamento delle api con antibiotici è vietato. Al miele si applica “Tolleranza zero” – a differenza del latte o della carne, ad esempio, non sono previsti limiti massimi di residui consentiti per il miele. Al di fuori dell’Unione Europea, tuttavia, l’uso di antibiotici nella produzione del miele è, in parte, pratica comune, ad esempio in Cina o in Sud America, dove viene prodotta gran parte del miele venduto a livello globale. In primavera, c’è stata un’allerta RASFF riguardante la presenza di cloramfenicolo in miele di origine russa. Il trattamento delle api con antibiotici è da tempo noto anche negli Stati Uniti; tuttavia, a partire dal 1 ° gennaio 2017, gli antibiotici per le api non possono più essere venduti e sono disponibili solo su prescrizione.

Ogni produttore che vuole vendere il proprio miele nel mercato europeo, deve rispettare le rigide norme e garantire che il proprio prodotto sia privo di residui di antibiotici. Tuttavia, l’analisi del miele è una dura sfida: da un lato, il sistema analitico deve avere un limite di rilevazione estremamente basso. D’altro canto, il miele è una matrice complessa che richiede una preparazione del campione relativamente difficile. Inoltre, vi sono diversi antibiotici rilevanti che devono essere analizzati:

  • Chinoloni: l‘antibiotico del gruppo di chinoloni più frequentemente utilizzato nell’apicoltura è la flumequina (chinolone di seconda generazione). Un test di screening che consente la rilevazione altamente specifica di flumequina nel miele è il kit 5101FLUM di EuroProxima.
  • Tetracicline: l’antibiotico ossitetraciclina viene utilizzato contro la peste Americana in particolare in Canada.
  • Cloramfenicolo: uno dei metodi di rilevazione più sensibili per questo antibiotico ad ampio spettro nel miele e nella pappa reale è il kit ELISA RIDASCREEN® Chloramphenicol (Art. No. R1511).
  • Aminoglicoside: l’antibiotico più conosciuto di questo gruppo è la streptomicina. È l’unico antibiotico di cui è stato stabilito, nell’Unione Europea, un livello massimo di residui (a causa dell’applicazione consentita per combattere una malattia delle piante nota come colpo di fuoco batterico)
  • Nitrofurani: questo gruppo comprende furazolidone, furaltadone, nitrofurazone e nitrofurantoina; sono vietati nell’Unione Europea per l’apicoltura e anche per altre applicazioni nella produzione alimentare.

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