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Analiti

Vino dealcolato: un mercato in crescita, che richiede controlli analitici sempre più precisi

Ill mercato delle bevande low e no alcohol (NoLo) è in forte crescita a livello globale, e il vino dealcolato rappresenta uno dei segmenti più dinamici del settore. Secondo l’Osservatorio UIV, il comparto NoLo è tra i pochi nel vino a registrare uno sviluppo costante. Le stime prevedono un valore superiore ai 3 miliardi di dollari entro il 2028, con crescite rilevanti in Germania, Regno Unito e Stati Uniti.

L’interesse per i vini a basso o nullo contenuto alcolico è sostenuto da nuovi stili di consumo, maggiore attenzione al benessere e domanda di alternative più leggere.

Anche in Italia il settore sta vivendo una fase di forte evoluzione. Con il recente decreto interministeriale Mef-Masaf, è stato finalmente definito il quadro normativo e fiscale per la produzione di vini dealcolati sul territorio nazionale, consentendo alle aziende italiane di effettuare internamente i processi di dealcolazione senza dover ricorrere a impianti esteri.

Come avviene la dealcolazione del vino

Il vino dealcolato non nasce dal semplice succo d’uva, ma da un vino già fermentato dal quale viene successivamente rimosso l’alcol attraverso specifici processi tecnologici.

Tra le tecniche più utilizzate vi è la distillazione sottovuoto, che consente di eliminare l’etanolo a basse temperature, preservando il più possibile aromi e caratteristiche organolettiche. Altri metodi impiegati includono l’osmosi inversa e l’evaporazione a film sottile, spesso combinati con sistemi di recupero e reintegrazione aromatica.

Quanto alcol contiene davvero un vino dealcolato?

Nonostante il termine “analcolico”, molti consumatori si chiedono se questi prodotti siano effettivamente privi di alcol.

Dal punto di vista normativo, un vino può essere definito dealcolato o analcolico anche in presenza di una minima quantità residua di etanolo, generalmente inferiore allo 0,5% vol.

Nella pratica, la maggior parte dei vini dealcolati presenta valori molto più bassi, spesso intorno allo 0,1–0,2%, livelli comparabili a quelli naturalmente presenti in alcuni alimenti fermentati o succhi di frutta.

La determinazione accurata dell’etanolo residuo rappresenta, pertanto, un passaggio fondamentale sia per il controllo durante tutte le fasi produttive, sia per garantire conformità normativa e trasparenza verso il consumatore.

Determinazione dell’etanolo: rapidità e affidabilità per i laboratori

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